2024: Narrazioni e Innovazione – 2025: Valori e Mission è un viaggio emozionale e professionale del trascorso anno. tra crescita personale e nuove sfide. Scopri i miei progetti ambiziosi e gli obiettivi per il 2025, dove ho messo al Centro il “Valore delle Persone”.
Ilaria Bertolasi – Coach del BeMore Program 2024Luca Mazzucchelli – Fondatore del BeMore Program 2024
Un momento cruciale del percorso è stato il lavoro sul sito web, “Esperienzanarrata”. A partire da Giugno 2024, con il prezioso supporto di David Fusi, ho iniziato un processo di revisione e riorganizzazione delle sezioni, integrando strumenti tecnici, come l’e-commerce. Ogni pagina rappresenta un riflesso della mia mission e un ponte diretto tra il mio mondo interiore e il pubblico, uno strumento essenziale per comunicare i miei Valori.
Cosa ho creato?
Biografie Pedagogiche: raccolgo memorie di vita per trasformarle in narrazioni che restituiscano valore e identità.
Pedagogista in Casa: un servizio pensato per supportare famiglie nel loro contesto quotidiano, creando armonia e crescita condivisa.
Pedagogista Digitale:uno spazio innovativo per accompagnare giovani e famiglie nell’apprendimento attraverso strumenti digitali e metodologie educative.
Questi progetti, ma rappresentano le fondamenta del mio lavoro, un’espressione concreta della visione di dare “Valore alle Persone in ogni Fase della Vita”.
2024: Narrazioni, Osservazioni e Scelte
Il 2024 è stato un anno intenso, denso di narrazioni e trasformazioni. Un crocevia di esperienze che mi ha portata a riflettere, riorganizzare e orientarmi verso un percorso completamente nuovo. Ogni passo è stato guidato dalla mia missione: dare Valore alle Persone in ogni fase della loro Vita.
Nei primi sei mesi dell’anno, ho lavorato come assistente nell’educativa scolastica presso una scuola professionale. Questo ruolo mi ha permesso di entrare in contatto diretto con i bisogni dei giovani, spesso poco compresi dagli adulti che li circondano. Ho osservato ragazzi pieni di potenzialità, desiderosi di stimoli e di ascolto. Più che regole, cercano dialogo. Più che imposizioni, vogliono modelli di riferimento a cui ispirarsi.
Queste riflessioni hanno segnato per me una svolta importante. Mi sono resa conto che era il momento di cambiare. Così, con entusiasmo, ho deciso di concludere il mio percorso come educatrice per intraprendere una nuova avventura professionale come libera professionista.
2024: Alla Ricerca dei Valori
In questo periodo di cambiamento, ho esplorato i Valori fondamentali che guidano la mia vita: Famiglia, Libertà, Creatività e Aiuto. Come suggerisce Luca Mazzucchelli, i valori non si trovano nella mente, ma nel cuore. Solo attraverso azioni che risvegliano le nostre emozioni più profonde possiamo davvero capire cosa ci accende dentro.
Allo stesso tempo, ho riflettuto sulla mia “linea della vita”. Se ipotizzo di vivere fino a 85 anni, mi restano 25 anni, di cui solo 10 pienamente produttivi. Questo esercizio mi ha aiutata a mettere a fuoco ciò che conta davvero, allineando i miei obiettivi alla mia essenza più autentica.
2024: Narrazioni Personali e Professionali
La mia vita personale ha nutrito queste narrazioni e questa spinta all’innovazione. Mio nipotino Edoardo, con la sua energia contagiosa, è stato una fonte inesauribile di ispirazione. Ridere e giocare con lui, infatti, ha reso più leggeri i momenti complessi, permettendomi di osservare con occhi nuovi il valore della spontaneità e della scoperta.
Allo stesso tempo, ho avuto il privilegio di lavorare con una bambina tunisina, attualmente in seconda elementare. Sebbene due ore alla settimana possano sembrare poche, si sono rivelate un momento magico. Quando abbiamo iniziato, non sapeva leggere né scrivere; oggi, invece, grazie al nostro lavoro insieme, è diventata più organizzata e sicura di sé. Il suo sorriso racconta una crescita che va ben oltre il semplice apprendimento: sta scoprendo il mondo con fiducia.
Questo percorso è stato possibile anche grazie ai suoi genitori, persone accudenti e consapevoli, che hanno riconosciuto il valore di un supporto educativo per favorire l’integrazione e lo sviluppo armonioso della loro famiglia.
Proprio esperienze come questa mi hanno portata a riflettere ancora di più sull’importanza della figura della Pedagogista in Casa. Un sostegno continuativo e personalizzato, infatti, potrebbe fare la differenza per molte famiglie, offrendo un punto di riferimento concreto nella crescita dei loro figli.
Obiettivi 2025: Valori e Mission
Il 2025 sarà il momento di consolidare e ampliare il mio lavoro. I miei obiettivi principali sono:
Espandere il Network Professionale. Creare una rete di professionisti che condividano la mia missione, valorizzando la collaborazione.
Scrivere e Raccontare Storie. Pubblicare un articolo al mese. Inaugurerò questa rubrica e l’anno 2025 con l’intervista a un medico di pronto soccorso, perché credo che le storie ci uniscano e ci ispirino.
Diffondere le Biografie Pedagogiche. Portare il progetto nelle RSA e nei piccoli comuni, per valorizzare le memorie storiche e culturali che possano diventare patrimonio condiviso. L’obiettivo è valorizzare ogni vita, trasformandola in una narrazione che resista al tempo.
Organizzare Eventi e Corsi. Sensibilizzare i professionisti sull’importanza della narrazione personale come strumento di educazione e crescita.
Formarmi e Crescere. Approfondire competenze fi comunicazione digitale, di copywriting e l’advertising. con il corso CopyMastery con Marketers . La curiosità è il motore della mia crescita, e sono determinata a non smettere mai di imparare.
Proseguire con il progetto: “Padri in Primo Piano”. Raccogliere storie di padri, con l’obiettivo di trasformarle in un libro entro la fine del 2026 che racconterà il ruolo paterno con autenticità e profondità.
Conclusione
“Ridare Valore alle Persone in ogni Fase della Vita” non è solo uno slogan, ma il centro del mio Essere al Mondo”.
Ogni passo che compio è guidato da questa visione, e ogni progetto è un tassello di un mosaico più grande.
Mi rivolgo a Te che leggi:
Che tu sia un Professionista, Genitore, o semplicemente una Persona curiosa, unisciti a me in questo viaggio.
Condividiamo esperienze, creiamo connessioni e costruiamo insieme un futuro dove ogni vita abbia il valore che merita.
Scopri di più su Esperienzanarrata: contattami per Collaborazioni o per approfondire i miei servizi.
“Insieme possiamo dare Valore alle Esperienze di Vita, trasformandole in Storie che Ispirano”
Un’intervista che custodisce Memorie Familiari e racconta il Valore della Vecchiaia
Ascoltando la Voce degli Anni è La Voce di Mia Madre, Augusta, che da dieci anni, vive in una RSA. È una tranquilla domenica pomeriggio, e sedute nella sua stanza ci siamo trovate a parlare della sua vita, dei suoi pensieri e delle sue emozioni.
Questa volta, però, non è stata una semplice conversazione tra madre e figlia. Le ho proposto un’intervista intitolata “Ascoltando la Voce degli Anni”, un’occasione in cui, come Pedagogista Digitale esperta in Biografie Pedagogiche, ho voluto raccogliere le sue parole nella loro autenticità.
“Ascoltando la Voce degli Anni” non è solo un gesto d’amore filiale, ma un modo per dare Valore alla sua Voce, dimostrando quanto sia fondamentale ascoltare gli Anziani, rispettarli e preservare le loro Narrazioni. Ogni Memoria Familiare è una traccia preziosa, ogni esperienza personale un dono per chi verrà dopo.
Questa testimonianza, però, è diversa: non è una Biografia Pedagogica privata, custodita tra l’anziano e la sua famiglia, ma una riflessione universale sul significato della vecchiaia, sulla libertà e sulla necessità di sentirsi riconosciuti.
Noi Figli, Caregiver o semplicemente Persone vicine agli Anziani, pensiamo spesso di conoscere i loro pensieri, ma quando ci fermiamo ad ascoltarli davvero, scopriamo emozioni, ricordi e verità nascoste che mai avremmo immaginato.
È un invito a tutti: “Ascoltare la Voce degli Anni” perché le narrazioni dei nostri cari non sono solo Passato, ma Finestre aperte su Mondi ricchi di Significato.
“Ascoltando la Voce degli Anni”: struttura dell’Articolo
In questo articolo ho voluto mantenere la struttura di una conversazione intima tra Augusta, mia madre anziana, e me, sua figlia, biografa e pedagogista. L’intervista si articola in sei domande che danno voce ai pensieri, alle emozioni e ai ricordi di una vita ricca di esperienze.
L’obiettivo è permettere al lettore di entrare idealmente nella stanza con noi, di sedersi accanto e di ascoltare, come se fosse presente. Ogni domanda esplora un aspetto diverso della vita di Augusta, rivelando sfumature che spesso restano celate nei silenzi degli anziani.
Le risposte svelano paesaggi interiori fatti di Memorie, desideri e riflessioni che invitano a una comprensione più profonda e umana.
L’Intervista: “Ascoltando la Voce degli Anni”
Il Racconto di Sé, Tra Caos e Serenità Azzurra
Domanda:“Se dovessi dipingere la tua vita con una sola immagine, quale sceglieresti?
La vita di Augusta viene descritta attraverso un’immagine e un colore che racchiudono ricordi, sogni e frammenti di esistenza.
Augusta: La dipingerei come un intreccio a forma di caos. Tante esperienze, alcune iniziate e poi interrotte, altre portate a termine con soddisfazione. È stato un percorso complesso, a volte disordinato, pieno di significato. E se devo darle un colore, sarebbe l’azzurro.
Biografa: E perché l’Azzurro?
Augusta: L’azzurro mi fa respirare, mi dà l’idea di volare. È il colore della pace, della luce, e mi ricorda i pomeriggi al Selvaggio. Dopo pranzo, quando voi sei bambini facevate il riposino — una regola per permettermi di riprendere fiato — andavo in balcone. Mi sedevo sulla sedia a sdraio e guardavo il cielo immenso, limpido, che sembrava non finire mai. Gli alberi, il vento… e il silenzio che parlava. Anche il vento lo vedo azzurro. Era il mio momento di pace.
Biografa: E quei momenti al Selvaggio? Che significato hanno avuto per te e per la nostra famiglia?
Augusta: Quella casa era speciale. Ci ha permesso di stare insieme e di godere della natura, della libertà. Ogni estate, ogni vacanza di Natale o Pasqua, era come entrare in un altro mondo. Semplice, ma pieno di vita. Per me era quiete, per voi bambini gioia pura. Ognuno aveva il suo spazio, il suo ritmo. La casa ci accoglieva con le sue stanze piene di risate e serenità.
Biografa: È bello sentire che anche tu, come noi, ricordi quel posto come un luogo di libertà e felicità.
Augusta: Sì, perché lo era davvero. C’erano i colori, il vento, gli alberi. Era semplice, ma ci faceva sentire liberi. E quei ricordi sono rimasti azzurri, come il cielo.
Ascoltando la Voce degli Anni: Azzurro di Augusta
Quiete dell’Anima: Libertà Dopo una Vita di Doveri
Domanda:“Quali sono le sensazioni che ti accompagnano in questo momento della tua vita?”
Una riflessione sulle sensazioni attuali, sulla pace interiore e sulla libertà ritrovata dopo anni di doveri.
Augusta: Le sensazioni sono di quiete. Di riposo. Sento che sono vicina alla fine, ma non mi spaventa. Mi preoccupa solo il momento del passaggio, ma il dopo no. Penso spesso che starò meglio quando sarò dall’altra parte. Qui mi sento in pace, capisci? È una sensazione nuova, una leggerezza che non conoscevo. La vita è stata quella che è stata, e ora mi sento libera. Ho sempre vissuto nel dovere: dovevo fare, parlare, stare in silenzio. Sempre quel ‘devi’. Ora non ci sono più doveri, ed è una libertà che non avevo mai provato.
Biografa: Sembra una pace conquistata dopo tanto tempo. Ma come sei arrivata a questa libertà?
Augusta: Dopo una vita di doveri! Nessuno mi obbligava, ero io a pensarla così. Credevo fosse il mio dovere di madre, di moglie, di donna. Non me ne lamentavo, era semplicemente la mia vita. Ma ora è diverso. Se voglio svegliarmi alle cinque, mi sveglio. Se voglio dormire, dormo. Nessuno mi dice ‘devi’. È una leggerezza nuova e mi fa stare bene, come se mi fossi tolta un peso.
Biografa: E qui, nella tua stanza, ti senti ancora libera?
Augusta: Sì, questa stanza è il mio rifugio. È qui che sono tranquilla. Fuori, nel corridoio o in sala da pranzo, ci sono persone che si lamentano e piangono. Non capisco come si possa essere tristi a quest’età. A 88 anni, la vita è andata. E ora cosa fai, piangi? No, non ha senso. Mi godo questa pace, sento che è mia, che me la sono guadagnata.
Biografa: Ci sono emozioni o pensieri che tornano spesso nella tua mente, in questi momenti di quiete?
Augusta: Ogni tanto penso al passato, ai miei figli, alle esperienze vissute. Ma non c’è più il peso di una volta. Ogni momento è diverso, ma la sensazione più forte è quella del riposo. La libertà e il riposo. Qui il tempo sembra fermarsi, ma non è un vuoto. È un silenzio che parla, che mi racconta cose che prima non sentivo. Ora non c’è più il ‘dovevo’, c’è solo il ‘posso’. Posso essere me stessa. Posso non fare nulla senza sentirmi in colpa. È una pace che non avevo mai conosciuto.
Il Significato del Tempo: Un Compagno Silenzioso
Domanda:“Ora, cosa significa per te il tempo?”
Il Tempo smette di essere una corsa e diventa un compagno silenzioso che scandisce il ritmo della quotidianità.
Augusta: Il tempo, adesso, è un amico silenzioso. Non è più qualcosa da rincorrere o da temere. Cammina accanto a me, mi accompagna con calma. È rassicurante, perché non mi impone nulla. Scorre al mio ritmo, senza fretta, senza obblighi.
Biografa: E pensi mai al passato, o il Tempo per te è solo quello che vivi ora?
Augusta: Ogni tanto penso al passato, certo, ma senza rimpianti. Non è più un peso come prima. Ora il tempo è una voce gentile che mi sussurra: ‘Va bene così.’ Quando mi dicono: ‘Ma sei ancora giovane a 88 anni!’, io sorrido. So di non essere giovane, ma mi sento libera. È questa libertà che conta davvero. Non c’è più ansia, non c’è più fretta. Solo il tempo che mi appartiene e mi lascia essere me stessa.
“Ascoltando la Voce degli Anni”: I Desideri Come Un Giardino Segreto
Domanda:“Hai ancora sogni o desideri che coltivi?”
Un viaggio nei desideri inespressi e nei lasciti emotivi che una madre vorrebbe offrire ai propri figli.
Augusta: No, non ho più sogni. I sogni, come dice la parola, non sono concreti. E anche i desideri ormai non mi appartengono più. Sono contenta così. Non ho desideri particolari.
Biografa: E raccontare la tua storia? Ti fa piacere sentirti ascoltata?
Augusta: Sì, ma solo con voi figlie. Mi piace che conosciate ciò che ho vissuto: i sentimenti, le sofferenze, le gioie. Con voi è naturale aprirmi. Con i vostri fratelli è diverso. Non perché li ami di meno, sia chiaro. Li amo tantissimo, ma con loro il rapporto è più pratico, meno emotivo. Con voi c’è una sensibilità diversa che ci lega.
Biografa: Quindi con noi figlie c’è una complicità speciale?
Augusta: Sì, credo dipenda dal fatto che siamo donne. È una questione di sensibilità e di esperienze condivise. Ma questo non toglie nulla ai vostri fratelli. Con loro parlo di altre cose, e anche quel legame è unico a modo suo.
Biografa: E cosa vorresti lasciare come ricordo a tutti noi?
Augusta: Mi sarebbe piaciuto essere una madre più dolce, affettuosa. Non credo che questo sia il ricordo che avete di me. Penso che mi vediate come una madre forte, e va bene così. Ma quella dolcezza… è qualcosa che avrei voluto darvi di più.
Biografa: Mamma, ognuno di noi ti vede per quello che sei stata, con le tue forze e le tue fragilità. Forse è proprio questo il dono più grande.
Augusta: Sì, forse hai ragione. L’importante è che sappiate quanto vi amo tutti, ognuno in modo diverso, ma con la stessa intensità. Siete voi, tutti e sei, il centro della mia vita. Ognuno di voi ha un posto speciale nel mio cuore.
“Ascoltando la Voce degli Anni”: Un Ritratto della Vita in RSA
Domanda:“Se dovessi descrivere il tuo quotidiano qui, cosa racconteresti?”
Piccole abitudini, gesti e consuetudini raccontano il ritmo delle giornate e il significato dei momenti vissuti.
Augusta: La mia giornata inizia presto. Mi sveglio con calma e faccio colazione. Di solito la consumo in poltrona, come mi ha consigliato l’infermiera, ma se ne ho voglia, rimango a letto. Dopo colazione, mi lavo e mi preparo senza fretta. Se sono stanca, mi concedo un breve riposo: quindici minuti, a volte mezz’ora. La mattinata scorre tranquilla, con piccole attività che mi fanno stare bene.
Biografa: E poi? Come prosegue la mattinata?
Augusta: Di solito viene la dottoressa o il fisioterapista. Con il fisioterapista faccio una passeggiata nei corridoi: andata e ritorno, è la mia ginnastica quotidiana. Mi piace muovermi, anche se richiede un po’ di fatica. Poi arriva l’ora di pranzo. Mangio con calma e quindi torno in camera.
Biografa: E il pomeriggio?
Augusta: Dopo pranzo, faccio piccole cose, come lavare le posate. È un gesto semplice, ma mi dà un senso di ordine. Poi mi sdraio per riposare. Quando mi sveglio, leggo: ora sto leggendo un libro intitolato: “La Dama con L’ermellino” di Daniela Pizzagalli, sulla storia di Milano a fine Quattrocento, inizio Cinquecento . È interessante scoprire come vivevano i Milanesi tra tessuti preziosi e povertà. Nel pomeriggio ricevo spesso visite: una signora quasi centenaria e sua figlia vengono a trovarmi. Chiacchieriamo ed è un momento piacevole.
Biografa: E la sera? Come vivi il momento del rientro nella tua stanza?
Augusta: La sera sono stanca. Non vedo l’ora di andare a letto. Mi preparo, sistemo le mie cose e mi corico presto. È il momento in cui chiudo la giornata in pace, senza pensieri.
Biografa: C’è qualcosa che vorresti cambiare della tua giornata?
Augusta: No, non cambierei nulla. Forse il cibo potrebbe essere migliore, ma per il resto va tutto bene. Mi sento a mio agio e questo è l’importante.
“Ascoltando la Voce degli Anni”: Un Messaggio per il Mondo di Oggi
Domanda:“Come vorresti che il mondo vedesse le persone della tua età?”
Una riflessione finale su come Augusta vorrebbe che la sua generazione fosse percepita dalla società contemporanea.
Augusta: Non credo di avere grandi insegnamenti da dare. Vorrei solo che gli anziani fossero rispettati per quello che sono, senza essere trattati come un peso o una categoria a parte. La vecchiaia non è un’etichetta, è semplicemente un’altra fase della vita. Merita la stessa dignità e considerazione delle altre età. Siamo persone, con le nostre esperienze e i nostri pensieri. Rispettarci vuol dire riconoscere tutto ciò che abbiamo vissuto e tutto quello che siamo ancora.
Ascoltando la Voce degli Anni: L’albero della Vita di Augusta
Conclusione “Ascoltando la Voce degli Anni”
Le parole di mia madre sono semplici, ma racchiudono un messaggio potente: Libertà, Pace e Rispetto non dovrebbero essere concessioni, ma Diritti di ogni Persona, a qualsiasi età.
“Ascoltando la Voce degli Anni” non è solo un gesto d’amore filiale, ma un invito a fermarsi e prestare attenzione. Ogni anziano custodisce una Storia unica, una voce che merita di essere accolta con Cura e Rispetto.
Come Pedagogista-Biografa, il mio compito è dare Valore alle Persone, riportando alla luce ricordi e vissuti spesso nascosti. Come Figlia, sento la responsabilità di conservare questa memoria familiare, affinché resti viva per me e per chi verrà dopo.
Questa esperienza può diventare un’opportunità anche per altre famiglie. Invito Figli e Caregiver a proporre ai propri genitori o nonni che vivono in RSA un’intervista “Ascoltando la Voce degli Anni”. Seguire il metodo delle Biografie Pedagogiche permette di raccogliere e preservare le Memorie Familiari, trasformandole in un manoscritto da custodire, tramandare e consegnare alle Famiglie.
Nella prima parte di questo viaggio, nell’articolo intitolato ‘5 Padri in Azione: Quotidianità, Aspettative e Scoperte‘, abbiamo esplorato la quotidianità paterna. Gesti semplici e momenti autentici creano legami forti tra padri e figli.
In questa seconda parte, “5 Padri in Azione: Valori, Tempo, Amore”, approfondiamo il significato della paternità. Sacrificio, tempo di qualità e responsabilità si intrecciano con l’equilibrio tra lavoro e famiglia. Ogni padre racconta come affronta le sfide con amore e determinazione, diventando guida e riferimento per il futuro dei propri figli.
5 Padri in Azione: Il Sacrificio e il Tempo di Qualità
Essere padre significa affrontare il sacrificio, bilanciando i propri desideri con le esigenze dei figli.
Federico adotta un approccio istintivo alla genitorialità. Ha scelto di non affidarsi ai manuali, ma di vivere ogni momento con naturalezza. Per lui, la paternità è presenza, senza pressioni o aspettative. Andrea ha, invece, sperimentato la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro. Durante il lockdown, lavorava anche di notte pur di stare con i figli di giorno. Un equilibrio faticoso, ma necessario per sentirsi davvero parte della loro quotidianità.
Marco ha preso una decisione ancora più radicale: ha ridotto il lavoro a part-time per potersi dedicare maggiormente alla vita del figlio. Nonostante il sacrificio economico, non si è mai pentito della scelta: “Penso che trascorrere del tempo con mio figlio sia un investimento che ripagherà per tutta la vita.”
Marco ha fatto una scelta ancora più radicale. Ha ridotto il lavoro a part-time per dedicarsi al figlio. Nonostante il sacrificio economico, non si è mai pentito:
“Passare tempo con mio figlio è un investimento che ripagherà per tutta la vita.”
Giorgio ha fatto delle scelte per creare Tempo di Qualità con i figli. Ha integrato la sua passione per lo sport con il desiderio di coinvolgerli in attività condivise.
Ogni volta che partecipa a una gara, Giorgio porta i bambini al traguardo, dove lo aspettano per ricevere da lui la medaglia.
“Ogni volta che finisco una gara, la prima cosa che faccio è consegnare la medaglia a mio figlio, ed è un momento di gioia per entrambi.”
Un gesto che trasmette valori come impegno e costanza, diventando una tradizione familiare che rafforza il loro legame.
Alessandro, invece, ha dovuto fare un sacrificio diverso e difficile.
“Fino a due settimane fa, andavo io a prendere mia figlia al nido tutti i giorni. Mi ritagliavo quei 20 minuti al giorno per andare a prenderla. Però , poi ho visto che questo non andava bene per lei, nel senso che poi voleva stare con me.”
Con grande sofferenza, Alessandro ha deciso di non andare più a prenderla.
“Mi pesa molto, ma so che è meglio per lei.”
Questo gesto, pur doloroso, è per lui una scelta di amore e rispetto per i bisogni della bambina.
5 Padri in Azione: Smart Working condiviso
La Ricerca di Equilibrio: Conciliare Lavoro e Vita Familiare
Bilanciare lavoro e famiglia è una sfida per tutti i papà intervistati.
Alessandro e la sua compagna lavorano entrambi da casa per essere presenti nella vita della figlia. Sfruttano la flessibilità dello smart-working per garantire una routine stabile e serena.
Giorgio ha cambiato carriera per avere più tempo libero nei weekend. In quei giorni organizza attività divertenti e significative per tutta la famiglia.
Marco ha scelto il part-time per stare più vicino al figlio, ma la decisione non è priva di dubbi.
“Ho sempre lavorato tanto, fin da giovane, e non mi sono mai fermato.”
Teme che il figlio possa vedere questa scelta come una mancanza di impegno. Il suo obiettivo è accompagnarlo nei primi anni di vita, ma riflette su come trasmettere il giusto messaggio. Per ora, il part-time è il compromesso tra presenza e lavoro, con l’idea di riprendere un ritmo diverso in futuro.
Andrea ha trovato il suo equilibrio tra organizzazione e sacrificio.
“La mia giornata lavorativa deve finire a un certo punto, perché voglio stare con i miei figli.”
Tuttavia, spesso riprende il lavoro dopo averli messi a letto. Per lui, l’equilibrio è un compromesso continuo, un incastro tra presenza e responsabilità professionali.
Federico punta sull’importanza di avere tempo anche per sé e per la compagna.
“Equilibrio significa bilanciare tutto: lavoro, famiglia, ma anche i momenti solo per me.”
Un approccio che considera essenziale per costruire una famiglia sana e unita.
5 Padri in Azione: Osservazione e Ascolto Attivo
5 Padri in Azione: Una Nuova Generazione di Papà
Il ruolo paterno è cambiato. Rispetto alla generazione precedente, i padri di oggi sono più affettuosi e coinvolti.
Alessandro ricorda suo padre, presente e attento anche dopo la separazione, ma spesso assente per lavoro.
“Papà era moderno e riflessivo, arrivava sempre dopo i fatti.” Osservava e spiegava, senza intervenire sul momento.
Ora, con sua figlia, Alessandro sceglie un approccio diverso. Vuole essere aperto e vicino, senza perdere il ruolo di genitore.
Marco ha un ricordo diverso. Suo padre, idraulico, lavorava sempre.
“Non ricordo momenti di gioco con lui. Mi portava con sé mentre lavorava, e per me quello era il nostro tempo insieme.”
Oggi, Marco vuole una presenza più attiva con suo figlio. Crede nei momenti di gioco e svago, assenti nella sua infanzia.
“Forse erano altri tempi, altre priorità. Ma sentivo il rispetto di mio padre anche senza parole.”
Quei valori restano, ma ora Marco sceglie di trasmetterli con un’impronta più affettuosa e partecipativa.
Andrea nota come i padri di oggi siano più coinvolti. Suo padre, ora nonno, vive esperienze che non ha avuto con lui: cambiare pannolini, mettere a letto i nipoti.
“Oggi il ruolo paterno è diverso, ma gli stereotipi resistono.“
Lavorando in remoto con la moglie, gestisce meglio il tempo familiare. Eppure, quando porta i figli all’asilo, si sente dire:
“Che bravo papà!E io mi chiedo, ma perché?
Andrea si chiede perché questo sia ancora visto come un’eccezione.
Giorgio riflette sulle differenze con suo padre.
“Forse vogliamo dare ai nostri figli il tempo che non abbiamo avuto.”
Per lui, il gioco è fondamentale. Suo padre era pragmatico, poco incline a mostrare affetto. Giorgio, invece, sceglie di trasmettere amore e vicinanza con piccoli gesti quotidiani, costruendo ricordi duraturi.
5 Padri in Azione: La presenza e il contatto visivo5 Padri in Azione: Ridere Insieme
Padri: Ispiratori di una Futura Generazione
Essere padre è un percorso fatto di scoperte, sfide e trasformazioni continue. Le esperienze di Alessandro, Andrea, Federico, Giorgio e Marco, raccolte in “5 Padri in Azione”, offrono uno sguardo autentico sulla paternità come crescita personale. Ogni padre trova il suo equilibrio tra presenza e ispirazione, tra routine quotidiane e momenti speciali con i figli.
Questi cinque papà ci mostrano che essere genitore non è solo un compito, ma un’avventura straordinaria. Un percorso fatto di legami autentici, costruiti giorno dopo giorno.
Le storie raccontate in questi due articoli sono un invito per tutti i papà, attuali e futuri, a vivere il proprio ruolo con autenticità. Ogni piccolo momento, dal caos del mattino alla quiete della sera, diventa un tassello prezioso nel rapporto unico con i figli.
Queste interviste offrono una fotografia attuale della paternità tra i 35 e i 45 anni, una generazione di padri più aperta e consapevole. I partecipanti hanno condiviso esperienze con spontaneità e intelligenza, affidandosi a un’interlocutrice che conoscevano solo indirettamente. Grazie alla loro sincerità, è stato possibile raccogliere un valore inestimabile per raccontare la paternità di oggi.
Come sottolineato da Andrea, uno dei papà, intervistati:
“Parlare di difficoltà e fare domande non è solo un segno di necessità, ma un segno di Coraggio e Consapevolezza.”
Il progetto “5 Padri in Azione” di esperienzanarrata è solo all’inizio.
Se anche tu conosci o sei un papà che vuole condividere la sua storia, compila il form qui sotto. Cerco nuove voci e nuove esperienze per un libro che raccolga testimonianze reali e sincere. Un confronto tra padri per riscoprire e rafforzare il proprio ruolo, oggi e nel futuro.
📩 Contattami per suggerire nuovi nominativi e contribuiamo insieme a questo progetto di condivisione autentica.
La paternità è un viaggio unico, ricco di scoperte e memorie preziose. Nell’articolo “5 Padri in Azione: Quotidianità, Aspettative e Scoperte”, ho raccolto le testimonianze di giovani papà con figli dai 2 ai 7 anni.
Hanno condiviso con me gioie, sfide e riflessioni sulla loro esperienza quotidiana. Grazie al mio approccio da Pedagogista Digitale e al metodo delle Biografie Pedagogiche, ho dato valore a queste narrazioni.
Ogni intervista è stata trascritta con ascolto attivo e fedeltà alla Verità Narrativa. Questo significa mantenere emozioni, autenticità e linguaggio originale dei protagonisti.
L’obiettivo? Dare voce alla loro esperienza, così com’è stata vissuta e raccontata. Ecco l’essenza della Biografia Pedagogica.
Per rendere il contenuto più chiaro, ho suddiviso la narrazione in due articoli. Ogni lettore potrà esplorare i temi principali in base ai propri interessi.
Questo è solo l’inizio. Con Esperienzanarrata, il progetto “5 Padri in Azione” vuole raccogliere altre storie. L’obiettivo è creare un libro che offra un confronto sincero tra genitori. Uno spazio di condivisione autentica. Un’opportunità per i padri di riscoprire e rafforzare il proprio ruolo, nel presente e per il futuro dei figli.
Buona lettura!
5 Padri in Azione: Le Mattine di Caos e Tenerezza
Il risveglio è spesso un caos affettuoso per questi papà.
Giorgio, padre di due bambini di 4 e 2 anni, racconta: “Le mie mattine iniziano con la carica dei miei figli. Alle 6:30 sono già svegli e pronti all’azione!” Ride e aggiunge: “Ci provo sempre a dormire qualche minuto in più, ma so che è impossibile!” Nonostante la stanchezza, per lui questi momenti sono un punto fermo della giornata. “Facciamo colazione insieme, prepariamo le ultime cose per la scuola, mettiamo un po’ di musica… e alla fine mi lascio trascinare dalla loro energia.”
Anche Alessandro e Andrea, nonostante le loro carriere impegnative, trovano il modo di essere presenti al mattino. “Cerchiamo di accompagnare i figli all’asilo o di fare una breve passeggiata prima di separarci per la giornata.” Per loro, questo rito mattutino è più di una routine. È un gesto di supporto alla partner e un momento speciale di connessione con i figli. Un’opportunità per far sentire la loro presenza.
Marco, papà di un bambino di 7 anni, vive le sue mattine tra corse e piccoli riti. “Ogni mattina è una sfida a far combaciare tutto, ma mi piace iniziare la giornata insieme.” Nonostante il ritmo frenetico, per lui è un’occasione preziosa. Un momento per creare ricordi e trasmettere sicurezza a suo figlio. “Quando posso, mi prendo qualche minuto per scambiare due parole o fare una battuta. Basta un sorriso per dare il giusto tono alla giornata.”
Federico, invece, ha creato un saluto speciale con suo figlio. Ogni mattina, dopo averlo lasciato all’asilo, si scambiano un ultimo sguardo dalla finestra. “Un piccolo gesto,” dice Federico, “che vale più di mille parole.”
5 Padri in Azione: La Tenerezza Paterna
5 Padri in Azione: Momenti Semplici e della Routine Serale
Per molti di questi papà, il momento serale è quello in cui si raccoglie l’essenza della giornata. Andrea e Federico sottolineano l’importanza della routine del bagnetto, della cena e della lettura della buonanotte, che crea un ambiente rassicurante e caloroso per i loro bambini. Andrea racconta con emozione: “Poi, se devo dirti il momento più bello in assoluto, ti direi che è quello della lettura dei libri serali e dell’addormentamento insieme. È un momento speciale perché siamo lì, tutti vicini, e c’è uno scambio di affetto che è del tutto inconsapevole ma autentico. Quella è sicuramente la parte che mi piace di più, quella vera e spontanea.”
Per molti di questi papà, la sera è il momento in cui si raccoglie l’essenza della giornata.
Andrea e Federico danno grande valore alla routine serale: bagnetto, cena e lettura della buonanotte. Piccoli rituali che creano un ambiente rassicurante per i loro bambini. Andrea racconta con emozione: “Se devo dirti il momento più bello, è sicuramente la lettura serale e l’addormentamento insieme. Siamo lì, tutti vicini. C’è uno scambio di affetto inconsapevole ma autentico. È il momento che mi piace di più, quello vero e spontaneo.”
Alessandro ha creato un appuntamento speciale con sua figlia: ogni settimana la accompagna a nuoto. “Fare piscina con lei è divertentissimo,” racconta con entusiasmo. “È il nostro momento di gioco e risate, qualcosa che aspetto sempre con piacere.” Per lui, non è solo un’attività sportiva. È un’occasione per rafforzare il loro legame e creare un piccolo rituale familiare che entrambi amano.
Giorgio sente che “la giornata ha senso solo quando ha giocato con loro.” Per lui, il gioco fisico è insostituibile. È il modo più naturale per connettersi con i suoi figli. “Sono abbastanza fisici, loro, come lo sono io. Ci piace fare i giochi da papà, mettiamola così.” Ma il gioco non è solo movimento. Giorgio ama spiegare il mondo ai suoi figli in modo semplice, adattando ogni spiegazione alla loro curiosità. Ricorda con affetto i “Libri del Progresso” della sua infanzia, pieni di immagini e testi brevi. “Ora sarebbe bellissimo fare lo stesso con i miei figli.” Per lui, questi momenti sono molto più che semplici giochi. Sono la condivisione della gioia della scoperta, un valore che spera di trasmettere per sempre.
Anche per Marco, papà di un bambino di 7 anni, la sera è un momento speciale. “Dopo una giornata lunga, mi piace finire le serate con lui, stando semplicemente insieme, magari guardando un cartone.” Marco apprezza la naturalezza di questi attimi. Sono momenti di calma e vicinanza, una finestra di contatto autentico con suo figlio. “A volte mi siedo accanto a lui, gli accarezzo i capelli e ascolto le sue storie, anche le più semplici. Mi fanno sentire vicino al suo mondo. Spero che, crescendo, si ricordi di questi momenti.”
5 Padri in Azione: Il Tempo del Gioco
5 Padri in Azione: Tra Aspettative, Scoperte, Osservazione e Ascolto Attivo dei Figli
Diventare padre è un viaggio fatto di scoperte e sorprese, spesso lontane dalle aspettative.
Alessandro racconta una rivelazione inaspettata: la sensibilità di sua figlia. “Non mi aspettavo che lei percepisse così tanto il mio umore. Mi ha insegnato a essere più consapevole.” Questa consapevolezza lo ha spinto a lavorare su se stesso. Ha imparato a essere un padre più attento, non solo alle esigenze pratiche, ma anche a quelle emotive.
Anche Marco ha dovuto ridimensionare le aspettative. Pensava che suo figlio gli somigliasse, ma ha scoperto una personalità unica. “Pensavo di poterlo comprendere facilmente, invece ogni giorno scopro un bambino diverso da me, con il suo mondo e le sue preferenze.” Accettare le differenze e rispettare l’unicità dei figli è diventato, per lui, il cuore della paternità.
Per Giorgio, la paternità ha riportato alla luce il valore delle piccole cose. Spiegare il mondo ai suoi figli in modo semplice è diventato un momento speciale. “Quando spiego a mio figlio perché le coperte sono fredde all’inizio e poi diventano calde, vedo nei suoi occhi meraviglia e curiosità. Osservare come interiorizza queste scoperte e le ripete a scuola è una continua sorpresa.” Questo processo di trasmissione gli ha fatto riscoprire il piacere di mostrare il mondo con spontaneità. Un aspetto della paternità che non si aspettava potesse essere così gratificante.
Anche Andrea ha trovato sorprese lungo il cammino, soprattutto osservando come i figli interagiscono con il mondo esterno. “Vederli entrare in un contesto diverso dalla famiglia, come l’asilo, e sentirsi sicuri mi riempie di gioia. È bello scoprire che hanno già una loro indipendenza.” Questa consapevolezza lo ha aiutato a ridimensionare le preoccupazioni e a fidarsi della loro capacità di adattarsi. “Accompagnarli all’asilo è uno dei momenti che apprezzo di più. Vederli sereni in uno spazio tutto loro mi rende felice e fiero.”
Federico vive la paternità in modo istintivo, senza aspettative o regole rigide. “Volevo solo esserci e godermi ogni momento,” racconta. Questo approccio spontaneo gli permette di affrontare ogni giorno come un’opportunità unica, senza pressioni. Per lui, il ruolo di padre è cambiato. Oggi si vive con più parità, sia nel rapporto con i figli che all’interno della coppia genitoriale. “Non è solo una questione di fare, ma di voler fare,” afferma. Il suo desiderio è che suo figlio cresca vedendo entrambi i genitori come figure di riferimento, uguali e complementari.
5 Padri in Azione – Scoprire il Mondo Insieme
La narrazione continua…
I ‘5 Padri in Azione‘ mostrano come i piccoli gesti quotidiani possano creare legami profondi tra padri e figli. Un saluto dalla finestra. Una lettura serale. Un racconto. Uno sport. Un gioco condiviso.
Ogni routine ed emozione diventano tasselli di una relazione autentica e affettuosa.
Ma il viaggio non finisce qui. Nella seconda parte, parleremo del coraggio di superare le aspettative e della sfida di conciliare lavoro e famiglia. Scopriremo come ogni padre trasforma il suo ruolo per essere una presenza viva e consapevole nella vita dei figli.
Qui approfondisco come questa figura possa offrire un supporto concreto nella vita quotidiana. Il/la Pedagogista in Casa si basa su un approccio sistemico, con ascolto attivo e consapevole. Il suo obiettivo è comprendere le dinamiche familiari e rispondere alle esigenze di ogni membro. Attraverso un intervento mirato e una guida preziosa, aiuta le giovani coppie a creare un ambiente sereno e stimolante. Una presenza costante che accompagna la crescita della famiglia, favorendo equilibrio e consapevolezza.
Scopri il ruolo della/del Pedagogista in Casa: un sostegno personalizzato per genitori e figli, per migliorare comunicazione e armonia familiare.
Perché parlare di Pedagogista in Casa
L’idea nasce dalla mia esperienza di nonna e dal lavoro con le famiglie. L’arrivo di un bambino porta gioia, ma anche profondi cambiamenti: nuove dinamiche, responsabilità e a volte tensioni.
In questi momenti, le risorse online non bastano. Serve una presenza reale: un professionista che ascolti, sostenga e accompagni la coppia genitoriale. L’obiettivo? Restare uniti e costruire un clima familiare sereno.
Durante gli anni di Assistenza Domiciliare Minori (ADM), ho visto quanto sia importante l’intervento continuativo. All’inizio la mia presenza sembrava invasiva, poi diventava una risorsa. Il cambiamento nasceva quando i genitori partecipavano attivamente e miglioravano la comunicazione.
Questo approccio, fondato sulla visione sistemica, mostra che il benessere dei bambini nasce dall’equilibrio della coppia genitoriale. Nessuno è “pronto” a fare il genitore: si impara giorno dopo giorno. Da qui la figura della Pedagogista in Casa: un percorso concreto, non un intervento isolato, per sostenere la crescita condivisa.
Il ruolo della/del Pedagogista in Casa
L’approccio sistemico della/del Pedagogista in Casa guarda al benessere dell’intera famiglia, non solo del singolo. Si ispira, infatti, alle teorie della complessità studiate con la professoressa Laura Formenti. In questo quadro, la famiglia è un sistema interconnesso: ogni membro influisce sugli altri.
Per questo, i problemi non si affrontano isolatamente. Al contrario,si considerano relazioni, contesti e tempi di vita domestica, favorendo un cambiamento condiviso.
La Maieutica, basata su dialogo e ascolto, è il cuore del lavoro. Come uno scultore libera la forma nascosta nel marmo, la/il Pedagogista facilita l’emergere di nuove modalità di relazione e crescita.
La presenza della/del Pedagogista in Casa è come un “terzo occhio e orecchio”. Osserva e ascolta con discrezione, senza imporre risposte pronte. Spesso, il percorso non resta chiuso tra le mura domestiche, bensì si integra con altri professionisti, creando una rete di sostegno.
Non ci sono soluzioni preconfezionate: si accompagnano le persone a scoprire risorse già presenti. Come Socrate, usa domande e riflessioni per aiutare a scoprire la verità dentro di sé.
Perché la presenza della/del Pedagogista in Casa fa la differenza
Essere presenti nella vita quotidiana della famiglia è fondamentale. In casa, la/il Pedagogista osserva come vengono usati gli spazi e come si muovono le persone.Di fatto,anche la disposizione degli oggetti racconta abitudini emotive e relazionali. Questi dettagli, offrono una prospettiva unica rispetto a incontri in studio o consulenze saltuarie.
Inoltre, la presenza regolare consente interventi mirati e continui. Così,si integra naturalmente nel ritmo familiare. Il risultato? Il cambiamento avviene in modo graduale, senza forzature.
Spazio fisico, oggetti e abitudini
Entrare nelle case è parte essenziale del progetto. Infatti, l’organizzazione degli spazi e la posizione degli oggetti svelano molto sulla storia e sulle abitudini della famiglia. Anche i movimenti quotidiani riflettono aspetti emotivi e relazionali.
Come sottolinea Luca Mazzucchelli nei suoi corsi, l’ambiente fisico parla: osservare la casa aiuta a comprendere meglio le dinamiche interne.
La Giusta Distanza
Un concetto chiave è la “giusta distanza”. Come un direttore d’orchestra bilancia i suoni per creare armonia, la/il Pedagogista in Casa mantiene equilibrio tra vicinanza e obiettività. Da un lato, la distanza garantisce rispetto e obiettività. Dall’altro, la vicinanza consente un intervento continuativo e concreto. Nel complesso, questo equilibrio favorisce il cambiamento e la crescita nel lungo termine.
Crescita condivisa
Il lavoro non si limita a “risolvere problemi”. Promuove una crescita condivisa. Grazie all’ascolto attivo e alla riflessione, la/il Pedagogista aiuta la famiglia a trovare soluzioni proprie. In questo modo, accompagna genitori e figli verso nuove modalità di relazione, più armoniose e sostenibili.
La lettura condivisa è attenzione al particolare. Entrare in sintonia con il bambino
La concentrazione la si sperimenta e allena sin da piccoli. I genitori sono i primi maestri di vita
A chi si rivolge la/il Pedagogista in Casa?
Per le neo-famiglie
I primi mesi portano gioia, ma anche scelte importanti: nido, tata o nonni? In questa fase, la/il Pedagogista in Casa è un sostegno prezioso. Aiuta, infatti, a trovare equilibrio tra le esigenze del bambino e quelle della coppia. L’obiettivo è uno:il benessere di tutta la famiglia.
Per famiglie con figli pre-adolescenti e adolescenti
Con la crescita dei figli, di solito la comunicazione si complica. Ad esempio, orientamento scolastico, gestione delle emozioni e conflitti quotidiani possono creare tensioni. Di conseguenza, la/il Pedagogista in Casa media il dialogo e facilita la comprensione reciproca. In pratica, promuove soluzioni utili per migliorare la relazione tra genitori e figli.
Per famiglie con figli con disabilità o fragilità
Quando in famiglia ci sono disabilità o fragilità, inevitabilmente le sfide diventano più complesse. Per questo, la/il Pedagogista in Casa offre un aiuto concreto, alleggerendo il carico emotivo e organizzativo. Inoltre, lavora in rete con altri professionistiper costruire strategie educative e relazionali personalizzate. L’obiettivo, quindi, è migliorare la qualità di vita di tutta la famiglia.
La coppia e il suo ruolo genitoriale
Per quanto una coppia possa prepararsi alla genitorialità, nessuno è mai davvero pronto. Non a caso si dice: “Il mestiere più difficile è quello del genitore”. Questa verità, infatti, si rivela fin dal primo pianto del bambino, spesso indecifrabile.
È vero: Internet offre molte risposte. Tuttavia, non sostituisce l’ascolto di un professionista. In effetti, la presenza di chi guida e sostiene la coppia è una risorsa preziosa. Affrontare questa fase richiede impegno: entrambi i genitori devono mettersi in gioco, sia individualmente sia come squadra. Non basta, quindi, evitare il classico “fai tu”: serve collaborazione. Solo così si costruisce equilibrio per il benessere dei figli e della coppia.
E se arriva una crisi di coppia?
Quando la relazione sentimentale è in difficoltà o si avvicina la separazione, il ruolo genitoriale resta prioritario. Deve, infatti, essere mantenuto con rispetto per i figli.In questi casi, la/il Pedagogista in Casa aiuta i genitori a dialogare in modo costruttivo, anche nei momenti critici.
Il suo lavoro, inoltre, non è isolato. Spesso collabora con psicologi, mediatori familiari e assistenti sociali. In questo modo, l’approccio in rete garantisce stabilità e continuità nella genitorialità, creando un ambiente sicuro per i bambini.
La famiglia come primo luogo di fiducia: camminare insieme, passo dopo passo.
I Benefici di una/un Pedagogista in Casa
La/il Pedagogista in Casa aiuta a sviluppare un dialogo aperto e rispettoso. Usa ascolto attivo e mediazione. Così le tensioni quotidiane si riducono e la fiducia cresce.
Scelte su regole, routine, digitale e scuola richiedono criteri chiari. Il percorso offre strumenti semplici per decidere con coerenza e serenità.
Si lavora su ritmi, spazi e abitudini. Piccoli aggiustamenti quotidiani migliorano clima, cooperazione e senso di sicurezza.
La/il Pedagogista coordina interventi e favorisce inclusione. Condivide obiettivi con scuola, terapisti e servizi, evitando sovrapposizioni.
Passaggi come ingresso a scuola, pre-adolescenza e adolescenza richiedono nuove regole e linguaggi. Il percorso accompagna questi snodi con gradualità.
Osservazione e partecipazione ai piccoli progressi
Primi dialoghi, prime negoziazioni: genitori che trovano il tempo di mettersi in gioco con i loro bambini
Un percorso continuo, non una semplice consulenza
L’intervento della/del Pedagogista in Casa non è un incontro occasionale. È un percorso che cresce insieme alla famiglia.
Fase iniziale: incontri regolari e frequenti, preferibilmente ogni settimana. Questa fase, che dura alcuni mesi, serve a creare una relazione solida e significativa. Solo così, si costruisce la base per un cambiamento reale e condiviso.
Dopo la fase iniziale:gli incontri possono diradarsi e diventare mensili, mail supporto non scompare. Rimane, infatti, costante nel tempo, fino all’adolescenza dei figli se necessario.
Obiettivo del percorso: la/il Pedagogista in Casa fornisce strumenti concreti per affrontare le sfide educative quotidiane. Accompagna, quindi, la famiglia verso l’autonomia, aiutandola a mantenere equilibrio e armonia nel tempo.
Un nuovo pensiero per la società: la/il Pedagogista in Casa come Servizio Istituzionale
Con la Legge n. 55 del 15 aprile 2024, l’Italia ha istituito l’Albo dei Pedagogisti e quello degli Educatori Professionali Socio-Pedagogici. Questo riconoscimento offre alla/il Pedagogista una legittimazione chiara nel panorama sociale ed educativo.
Una proposta innovativa
Immagina se la figura della/del Pedagogista in Casa diventasse un servizio istituzionale. Se fosse accessibile a tutte le famiglie, rappresenterebbe un punto di riferimento stabile, proprio come il Pediatra o il Medico di base. Il suo compito?Prevenire i disagi e promuovere relazioni sane, prima che i problemi diventino emergenze.
Non è una realtà immediata
Probabilmente non accadrà presto. Tuttavia, sperimentare questa figura è un passo concreto verso il cambiamento. Potrebbe, infatti, diventare un’estensione naturale degli interventi di Assistenza Domiciliare Minori (ADM), ma con un approccio preventivo e sistemico.
Prevenire con Cura, Supportare con Passione.
Non è solo il mio motto, è il filo che guida ogni incontro con le famiglie.
Ho imparato, sia come madre che come professionista, che non è sempre facile chiedere aiuto. Eppure, quando la famiglia vive momenti di tensione o incertezza, il tempo è decisivo. Prima si interviene, più è semplice ritrovare equilibrio.
Il vero cambiamento nasce nei piccoli gesti. Un dialogo che torna possibile, una regola condivisa che riduce i conflitti, una giornata che finalmente scorre senza tensioni. Questo è il valore del percorso: trasformare il quotidiano in un luogo di crescita per tutti.
L’importanza di giocare insieme e superare gli ostacoli.
Il Cambiamento inizia da un semplice passo
Mettersi in gioco per il bene della tua famiglia è già un atto di cura.
💡 Vuoi capire come posso aiutarti a migliorare la vita familiare?
Prenota una consulenza gratuita di 30 minuti e parliamone insieme.
Camminiamo Insieme verso la Lettura dell’Autobiografia
L’autobiografia trasforma i ricordi in crescita personale e consapevolezza. Per questo motivo diventa uno strumento di autoformazione e valorizzazione di Sé.
In questo articolo ripercorro la struttura della mia autobiografia e spiego come ho selezionato i ricordi e costruito i capitoli. Attraverso alcune letture sulla narrazione autobiografica, esploro il modo in cui il racconto di sé può diventare uno strumento di crescita e riflessione.
“Quando il racconto autobiografico si fa sosta riflessiva o ci accompagna strada facendo; quando ci sorprendiamo a meditare sulla vita, già la filosofia ci abita da un pezzo ormai!” (D. Demetrio, Filosofia del camminare)
L’Autobiografia: Il Racconto di Sé
Il Racconto di Sé assume un valore autoformativo quando stimola quella che viene definita l’“intelligenza autobiografica”1. Questo processo di sviluppa in due direzioni:
Pensiero retrospettivo: aiuta a contenere la dispersione dei ricordi e a rivitalizzare la memoria.
Pensiero introspettivo: permette una riflessione sempre più profonda, complessa e consapevole su di sé e sulla realtà.
La Forza del Pensiero Abduttivo
L’autobiografia potenzia il Pensiero Abduttivo2 . Questo modo di pensare procede attraverso metafore, analogie e immagini simboliche presenti nel racconto di sé:
Simbologia: il narratore interpreta la propria vita in modo creativo, trovando connessioni tra eventi che non seguono una logica lineare.3
Pensiero analogico e ipotetico-induttivo: richiede intuizione, creatività e immaginazione. Favorisce inoltre la capacità di sintesi.4
L’Autobiografia: Il Bisogno di Raccontarsi: Parte 1
Il bisogno di raccontarsi nasce spesso dalla sofferenza, che cerca espressione attraverso le parole. Nel primo capitolo ho trasformato sentimenti rimasti a lungo inespressi, sublimandoli nella narrazione. Questo processo di distanziamento catartico genera benessere.
“Ero in un momento molto difficile della mia vita, un periodo in cui mi sentivo persa e sopraffatta. Cercavo un modo per sfuggire alla sofferenza, ma alla fine ho trovato la forza di chiedere aiuto. Quel gesto mi permise di vedere la mia situazione da una nuova prospettiva e di iniziare un percorso di guarigione. La conversazione con una persona fidata è stata un punto di svolta. Da lì, ho iniziato a ricostruire la mia vita, pezzo dopo pezzo.“
L’Autobiografia: Il Bisogno di Raccontarsi: Parte 2
Ho scelto di iniziare l’autobiografia con un episodio triste e scioccante. So bene che “quell’esperienza“5 mi ha resa la donna che sono oggi.
Ho fissato il ricordo per non lasciarlo svanire nell’oblio. In questo modo, ho sfidato il naturale processo della memoria.
“La comprensione e l’amore dei miei genitori furono fondamentali per il mio recupero. L’aiuto medico e l’antidepressivo mi permisero di ritrovare equilibrio. Con il tempo, riscoprii il piacere delle piccole cose e decisi di riprendere gli studi. Una sera di inizio agosto 2000, ebbi una conversazione con mio padre che segnò una svolta. Mi spronò a realizzarmi come donna e come persona. Iniziai a studiare Pedagogia e superai con successo il test di ammissione alla Triennale in Scienze dell’Educazione alla Bicocca. Poi proseguii con la Specialistica in Consulenza Pedagogica e Ricerca Educativa. Quello fu l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita: la rinascita.”
La Dimensione dell’Esperienza Educativa
Recuperare l’esperienza nella ricerca educativa, secondo John Dewey, significa concepire l’educazione come un processo dinamico intrecciato alla vita.
L’Autobiografia: crescita e cambiamento
Riflettere sull’esperienza educativa significa attribuirle un significato. Vuol dire anche riconoscere le difficoltà e cercare nuove soluzioni6 . L’educazione diventa così un processo di trasformazione personale e sociale.
“Nel corso della mia vita, l’educazione ha avuto un ruolo fondamentale, non solo a livello accademico, ma anche nella mia crescita personale. Durante gli studi universitari in Pedagogia, ho imparato a considerarla un viaggio continuo di scoperta e trasformazione. Questo percorso mi ha aiutata a sviluppare una maggiore consapevolezza di me stessa e delle mie capacità.“
L’Autobiografia: L’Importanza della Riflessività
La riflessione sull’esperienza educativa è un momento di ri-descrizione, basato su schemi e strutture già presenti in essa. Questa riflessività aiuta a individuare criticità e incongruenze, offrendo spunti per chiarificazioni e soluzioni.
“Durante il mio percorso formativo, ho affrontato diverse sfide che hanno contribuito alla mia crescita e maturazione. L’esperienza universitaria è stata un periodo di intensa riflessione e autoanalisi. Mi ha aiutata a comprendere meglio le dinamiche educative e a sviluppare strategie efficaci per superare le difficoltà.“
L’Autobiografia: L’Educazione come Processo Continuo
L’educazione è un processo continuo e accompagna ogni fase della vita. Influenza la crescita personale e professionale. Per Dewey, educare significa anche sviluppare un pensiero critico e riflessivo. Questo aiuta ad affrontare le difficoltà con maggiore consapevolezza.
“Nel corso della mia vita, ho sempre cercato di integrare le lezioni apprese dalle mie esperienze educative nel mio percorso professionale. Come Pedagogista Digitale, ho sviluppato processi educativi basati su una visione dinamica e continua dell’apprendimento. Il mio obiettivo è aiutare le persone a crescere e a svilupparsi in modo olistico.“
L’Autobiografia: Apprendimento Esperienziale
Un elemento essenziale dell’esperienza educativa è l’apprendimento esperienziale, che avviene attraverso l’esperienza diretta e la riflessione. Questo approccio ha avuto un ruolo centrale nella mia formazione e nella mia pratica educativa.
“L’apprendimento esperienziale mi ha insegnato l’importanza di coinvolgere attivamente le persone nel processo educativo. Incoraggiarle a esplorare, sperimentare e riflettere sulle proprie esperienze rende l’apprendimento più significativo e rilevante. Questo metodo favorisce anche lo sviluppo di competenze critiche e creative.“
L’Autobiografia: L’Integrazione delle Esperienze di Vita
Le esperienze di vita arricchiscono l’apprendimento. Aiutano a comprendere la realtà in modo più autentico e ampio. Offrono inoltre nuove risorse per affrontare le sfide della società contemporanea.
“Infine, integrare le esperienze di vita nel processo educativo è fondamentale. Le esperienze personali e professionali sono risorse preziose che arricchiscono l’apprendimento e la crescita. Durante il mio percorso educativo, ho sempre fatto tesoro di queste esperienze, utilizzandole per offrire prospettive uniche alle persone che incontro.“
La Cultura della Differenza di Genere in Famiglia
Nel capitolo dedicato alla famiglia, ho presentato le persone che mi hanno accompagnato nella vita, evidenziando caratteristiche personali e caratteriali.
Ritratto di famiglia
Fratelli e Sorelle Macario
Ho voluto evidenziare il tema della differenza di genere, che in questo contesto familiare ho vissuto in modo contraddittorio e conflittuale.
Finché il nucleo era intatto, questa differenza restava implicita. Solo quando i membri della famiglia hanno espresso le loro unicità, ho iniziato a metterla in discussione, riconoscendola come parte del processo di crescita.
L’Identità di Genere
L’identità di genere può essere letta come uno schema psicologico, un copione familiare, un mito o un paradigma. Il copione familiare raccoglie aspettative condivise sui ruoli e sui comportamenti. Alcuni miti mantengono stabile il sistema; altri ne favoriscono il cambiamento.
Nell’approccio narrativo non conta la Verità Storica, ma anche la verosimiglianza: quella Verità Narrativa, che viene costruita nelle relazioni. Esistono miti di coppia, come “L’uomo deve proteggere la donna” e miti familiari, come “Le donne di questa famiglia sono forti” o “In casa nostra non c’è differenza tra maschi e femmine”.7
“Crescere in una famiglia numerosa, con ruoli ben definiti, ha influenzato profondamente la mia identità di genere. Mio padre mi ha sempre lasciata libera di esplorare e sperimentare. Mia madre, invece, aveva aspettative precise su come dovessi comportarmi come “donna di buona famiglia”. Queste dinamiche hanno plasmato la mia percezione di me stessa e il mio modo di interagire con il mondo.“
Strategie di Convivenza e Negoziazione
Per comprendere come si costruisce l’identità di genere, è necessario ascoltare le storie delle persone e metterle in relazione. In questo modo emergono strategie di convivenza, forme di negoziazione tra sessi e generazioni e modalità con cui le coppie costruiscono le proprie scelte. L’approccio narrativo offre così una visione profonda, multifocale e dinamica.8
Poesia sulla Varicella di GianPaolo Macario
Annuncio al Villaggio dell’acquisizione della mia Patente da parte dei miei fratelli
“Durante la nostra crescita, si verificò una divisione tra “i grandi” e “i piccoli”, con lotte e rivendicazioni generazionali. Queste dinamiche hanno influenzato le nostre relazioni, alimentando incomprensioni e conflitti. Con il tempo e la maturità, però, siamo riusciti a superarli, trovando un nuovo equilibrio.“
La Famiglia Autopoietica
La famiglia, si definisce “auto-mito-poietica”9 perché costruisce se stessa e le identità dei suoi membri attraverso racconti, miti e leggende. L’identità, infatti, non è determinata soltanto dalla biologia, ma si forma come racconto di sé all’interno di contesti e relazioni differenti. Di conseguenza, il percorso che porta una femmina o un maschio a riconoscere la propria unicità si sviluppa nelle relazioni con gli altri significativi e con l’Altro necessario, come scrive Cavarero.
La Memoria Familiare
La memoria familiare è dunque una forma di conoscenza che dà significato alla nostra identità personale e sociale.
La famiglia tramanda storie, diverse ma simili, ricche o essenziali, fatte di assenze, vuoti, solitudine, avventure e scoperte.
Ogni storia co-crea la realtà e l’identità familiare. Memoria familiare e autobiografica sono interconnesse e si alimentano reciprocamente. Quando manca una narrazione, le crisi rischiano di diventare stagnanti. Senza un patrimonio di significati, è difficile interpretarle e affrontarle.10
“Ricordo i racconti di mia madre sulla mia nascita, le esperienze di crescita con i miei fratelli e sorella, e le difficoltà affrontate insieme.Questi ricordi hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della mia identità e nella comprensione del valore delle relazioni familiari.Le storie tramandate dai miei genitori hanno creato un senso di continuità e appartenenza, influenzando profondamente la mia vita.“
Casa, Dolce, Casa
Nel capitolo “Casa… dolce… casa” ho evocato ricordi attraverso parole legate a esperienze sensoriali: oggetti, emozioni, volti, luoghi, odori, suoni, colori, sapori, scene.
“Che bello tornare a casa!”
“Ogni giorno, al rientro da un girovagare frenetico tra mille impegni, ripeto questa frase. In effetti, tornare a casa significa ritrovare le persone che amo, ma anche rientrare in quello spazio che mi protegge. Non a caso, è il luogo dove posso riposare, rifugiarmi e concedermi momenti di riflessione… davanti al computer.
Nel mio vissuto ho abitato in diverse case, ed alcune di queste mi sono rimaste nel cuore.La prima casa dei miei ricordi è quella di Via Canova, 9 a Milano. Era la casa della mia giovinezza e lasciarla è stato un trauma. Spaziosa, luminosa ed elegante, riusciva a offrire privacy anche in una famiglia numerosa.
Tra i tanti ricordi, un altro indelebile riguarda le tazze della colazione. Sembravano uguali, eppure ognuna aveva un dettaglio diverso, una personalizzazione. Quest’ultima creava un senso di appartenenza e unicità nella nostra famiglia.“
Viaggi e Fotografia
Nella sezione dedicata ai viaggi ho privilegiato le foto, poiché il pensare per immagini mi ha spinto a cercare sempre un punto di vista.
In questo modo “Guardare ed essere guardata” diventano parte del racconto.
Come scrive Anna D’Elia: “Assumendo domande come traccia del lavoro autobiografico, non possiamo prescindere dalla messa a fuoco del nostro sguardo sul mondo.”
“Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe cosa fare…”: così cantavano Mogol e Battisti, che hanno ispirato il titolo “Sì, Viaggiare” nella mia autobiografia.
La voglia di viaggiare è sempre stata una parte essenziale della mia vita. Viaggiare è un’esperienza formativa che sviluppa il fai da te, l’adattamento, la socializzazione e la tolleranza.
Quando i miei genitori ebbero la possibilità economica di portarci in viaggio, iniziarono con il Sud Italia. Viaggiavamo su un Ford Transit. All’inizio dormivamo in tenda e, in seguito, in una roulotte. Furono esperienze indimenticabili.
I viaggi mi hanno insegnato a rispettare e riconoscere la dignità degli altri, a sopportare il disagio e a sorridere di più.
Le esperienze con la famiglia e gli amici mi hanno arricchita. Mi hanno offerto nuove prospettive e alimentato il mio senso dell’avventura. Dalle gite in montagna alle esperienze in Tanzania, ogni viaggio ha contribuito a formare la mia identità. Ha inoltre lasciato ricordi preziosi.
La fotografia ci aiuta a dare nuovo significato al passato e a vivere la vita come un racconto. L’album di famiglia diventa un luogo di ripasso autobiografico. In esso ritrovo tracce di me stessa e delle persone che mi circondano.
“E’ il ripetersi infinite volte di ciò che ha avuto luogo una sola volta“.12
Quando l’autore legge la propria storia, ritrova un’immagine fissata sulla pagina. La narrazione si completa solo con il distacco, leggendo il proprio racconto come se appartenesse a un altro.
La Scrittura Stra-Ordinaria
La scrittura è sempre stra-ordinaria: ci porta oltre l’ordinario e può generare un turbamento esistenziale dal valore pedagogico. Anche i testi autobiografici più semplici o spontanei seguono comunque una struttura.
Per questo motivo chi scrive organizza i ricordi secondo diversi ordini:
Cronologico, ricostruendo periodi e fasi della vita in sequenza.
Topologico, rievocando i luoghi vissuti o attraversati.
Personologico, mettendo in rilievo le figure cruciali incontrate nel tempo.13
Contattami per Scrivere la Tua Autobiografia
Se senti il desiderio di raccontare la tua storia, sarò felice di accompagnarti in questo percorso.
Come Pedagogista Digitale nel Lifelong Learning, mi occupo di Biografie Pedagogiche che valorizzano l’unicità di ogni individuo. Ti aiuterò a esplorare i tuoi ricordi e a trasformarli in un racconto significativo e formativo.
🔹 Conosci meglio il mio percorso nella sezione Chi sono del mio sito
📩 Contattami per una consulenza personalizzata. Sono qui per aiutarti a dare voce alla tua storia e trasformarla in un’opera preziosa per te e per chi ti sta vicino.
Viaggio in Turchia 2015
lago salato Tuz Gölü
D. Demetrio, (1996), Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina Editore, Milano p. 63 ↩︎
L. Formenti, (1996), La storia che educa: contesti, metodi, procedure dell’autobiografia educativa, Adultità, n. 4, p.87 ↩︎
A. Bolzoni, (1999), I concetti e le idee, in D. Demetrio (a cura di), L’educatore auto(bio)grafo,Il metodo delle storie di vita nelle relazioni di aiuto, Edizioni Unicopli, Milano, pp. 35-36 ↩︎
I. Gamelli (1995), La conoscenza di sé e il pensiero introspettivo: la meditazione, in D. Demetrio (a cura di), Per una didattica dell’intelligenza. Il metodo autobiografico nello sviluppo cognitivo, F. Angeli, Milano, p. 120 ↩︎
La parola “esperienza” scrive Dewey, “comprende ciò che gli uomini fanno e soffrono, ciò che ricercano, amano, credono e sopportano e anche il modo in cui gli uomini agiscono e subiscono l’azione esterna, i modi in cui essi operano e soffrono, desiderano e godono, vedono, credono, immaginano, cioè i propri processi dell’esperire” ↩︎
M. Striano, (2003), La narrazione come dispositivo di riflessione sull’esperienza educativa, in I. Gamelli, (a cura di) Il prisma autobiografico, Riflessi interdisciplinari del racconto di sè, Edizioni Unicopli, Milano, pp. 123-141 ↩︎
CISF, (2002), La famiglia si racconta, la trasmissione dell’identità di genere tra le generazioni, in L. Formenti (a cura di), San Paolo, Cinisello Balsamo, pp.47-51 ↩︎
L. Formenti, I. Gamelli (1998), Quella volta che ho imparato. La conoscenza di sé nei luoghi dell’educazione, Raffaello Cortina, Milano, p.31 ↩︎
I. Calvino, (1977) Le avventure di un fotografo, in Gli amori difficili, Einaudi, Torino, p.41 ↩︎
R. Barthes, (1980), La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, Torino, p.6 ↩︎
D. Demetrio, (1999), Da autobiografi a biografi, in D. Demetrio (a cura di), L’educatore auto(bio)grafo,Il metodo delle storie di vita nelle relazioni di aiuto, Edizioni Unicopli, Milano, pp. 69-75 ↩︎
Qui riporto con emozione un brano scritto nel 2011, modificato per contestualizzare il periodo attuale. Il brano originale si trova a pag.307 del libro “Maternità possibili, 122 Storie, Testimonianze e Riflessioni”, Edizioni Scalino.
L’idea venne dalla mia amica Pedagogista e scrittrice di Fiabe, Rosa Rita Formica, che mi propose ad un gruppo di professioniste di Milano (tra cui Irene Auletta) che raccoglievano testimonianze di vissuti di Madri e Possibili Madri. Nel periodo in cui stavo uscendo dall’ospedale a seguito di una trombo-embolia polmonare massiva, fui contattata.
Era il 5 Maggio 2011, e quel giorno segnò l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita. Ancora oggi, a distanza di 10 anni considero quell’evento come una seconda chance per vivere una Vita più Consapevole del suo Valore.
Narrazione autobiografica di una madre
Ho ricostruito i momenti salienti della mia esistenza, esponendo con razionalità e maturità fatti che altrimenti sarebbero rimasti solo nei miei ricordi. Raccontarsi ad un figlio, sapendo quasi sicuramente che non ti leggerà, mi ha svincolato dal sentirmi sotto pressione, permettendomi di esprimere liberamente sentimenti ed esperienze.
Questa esperienza di scrittura rappresenta ciò che chiamo: Metodo Biografico. E’ un lavoro che nelle Biografie Pedagogiche viene consegnato e custodito nelle famiglie, desiderose di lasciare memorie ai posteri, ridando Valore ai loro predecessori. Le Biografie Pedagogiche nella norma sono un percorso Pedagogico, Educativo e Privato.
In questo caso viene presentata ad un pubblico, perché è stata una mia scelta, ne sono l’autrice e protagonista.
Una Moglie Possibile
Caro Federico, eccomi qui a scriverti ripensando al nostro percorso insieme, 22 anni.
Avevo la tua età quando mi sposai. Ero una giovane donna vivace, di carattere forte che si era impostata la vita pensandola secondo una sequenza di obiettivi da raggiungere.
I sette anni che trascorsi con tuo padre furono dedicati interamente alla progettualità di una famiglia solida e alla creazione di un benessere professionale.
All’epoca decisi di abbandonare gli studi universitari. Dopo qualche anno di vita di coppia, sentii il bisogno di costruire una famiglia con figli. Speravo di avere almeno due, tre figli e non temevo di di non riuscire a conciliare famiglia e lavoro. La nostra professione nello studio odontoiatrico mi permetteva di seguire con una certa flessibilità con i tempi.
Progettualità e Realizzazione di Sogni
Non sarei più diventata il medico come sognavo da bambina, ma aprire, organizzare e condurre uno studio odontoiatrico mi permetteva di esprimere la mia voglia di imprenditrice, acquisita da nonno Giacomo. Un altro sogno era dedicarmi agli Altri, caratteristica che mi definiva come “idealista”.
Esperienza missionaria in Tanzania. Dispensario di Iringa 1987
Riuscii a convincere tuo padre a fare un’esperienza di missione e tre anni prima della tua nascita andammo in Tanzania per cinque settimane. Anche lì mi impegnai come assistente sanitaria. Ricordo con malinconia quel periodo che avrebbe dovuto consolidare il nostro matrimonio.
Due anni dopo, entusiasta della precedente esperienza, mi attivai per ritornare in Africa, questa volta in Etiopia per gestire uno studio odontoiatrico. Ero felicissima, ma la gravidanza cambiò i piani. Ad aprile del 1988 scoprii di aspettarti, caro Federico. Rinunciai alla missione senza rimorsi, nonostante la soddisfazione di tuo padre per aver evitato una situazione non gradita a lui. Lì iniziai a capire che non stavamo andando nella stessa direzione.
Una Madre possibile
Il 6 gennaio 1989 giorno della tua nascita era freddissimo e c’era una fitta nebbia.
Durante la gravidanza lavorai tutti i pomeriggi con tuo padre, ma la stanchezza mi costrinse a letto per una settimana nel mese di Dicembre. Il 6 gennaio 1989, tu nascesti, in un giorno freddo e nebbioso. A parte i nonni, non ricevetti visite di parenti, e così iniziammo la nostra vita insieme, soli.
Se guardo a quegli anni, vedo la mia solitudine con tuo padre e i suoi genitori, perdendo il contatto con la mia famiglia d’origine. Nel novembre 1989, rimasi felicemente in attesa del tuo fratellino Emanuele. Avreste avuto un anno e mezzo di differenza: tu forse non puoi immaginare la mia gioia per l’accadimento di quell’evento.
l mio modello di famiglia si stava realizzando.
Sempre in quell’anno avevamo, inoltre, acquistato i locali del nuovo studio dentistico per cui tutto ciò che si poteva desiderare dal punto di vista del successo, si stava compiendo. La mia vita di coppia, invece, non si era evoluta: la tua nascita, aveva colmato, in me quel bisogno di dare e ricevere affetto da un altro essere umano e questa era una triste consapevolezza.
Ora sareste stati in due
Il cambiamento inaspettato
Purtroppo, la gravidanza si interruppe il giorno di Santo Stefano, una settimana prima del tuo compleanno. Quando ripenso a quel fatto rinasce in me la rabbia e lo sconforto totale che provai in quei giorni. Tu eri piccolo, eri la gioia e scopo della mia vita per cui non ti avrei mai voluto negare la serenità che ti spettava, come bambino, ma inevitabilmente quella circostanza triste, segnò e divise le nostre tre vite.
La perdita di Emanuele portò una crisi nel rapporto con tuo padre. Realizzai che la sua visione di famiglia prevedeva un solo figlio. Continuammo a lavorare insieme nello studio odontoiatrico, ma il distacco tra noi cresceva. la consapevolezza del mio disinnamoramento verso tuo padre arrivò quando capii che c’era un mondo fuori che mi aspettava.
Un viaggio nella consapevolezza
Inizialmente fu la conoscenza di uomo “ad aprirmi gli occhi” su ciò che desideravo realmente. Non era la persona incontrata, ma le differenze sostanziali rispetto a tuo padre che mi colpirono. Idealista, decisi che la tua esistenza non valeva il sacrificio di stare in quel sistema familiare.
Credevo da 28enne di potermi riproporre in una nuova configurazione familiare e di vita.
Sogni! Illusioni! Sbaglio nel voler pianificare tutto! Presunzione! Idealismo! Romanticismo! Cocciutaggine! Possessività! Insicurezza delle proprie risorse! Educazione tradizionale! Remissività ma nello stesso tempo indomabilità! Voglia di affermazione! Competitività!
La lista è lunga per descrivere il perché, è andata male!
Tu ed io insieme
Durante il tuo terzo anno di vita, iniziasti ad essere “condiviso e diviso” tra me e tuo padre.
Federico caro, so che non è stato facile per te. Ho sempre cercato di metterti “al primo posto” sopperendo alla mancanza di una famiglia completa. Organizzavo gite e visite par passare del tempo insieme, anche se spesso ci spostavamo per la mia natura inquieta.
Cresciuti insieme
Una passione importante è “la voglia di viaggiare” che considero fondamentale per la formazione. Nel viaggio si mettono in gioco capacità diverse come “il fai da te”, l’adattamento alla fatica sia fisica che emotiva, la socializzazione, la tolleranza alla differenza, l’accettazione delle “sfide” impreviste!
Abbraccio a Parigi- Cresciuti insieme
Arrampicata di un ghiacciaio del Gran Paradiso
Purtroppo per motivi economici siamo riusciti a concederci solo tour alle città italiane che però organizzavamo con grande accuratezza e curiosità artistica-culturale.
Quando stavi frequentando la seconda media, ebbi un crollo psicofisico e tu mi rimasi accanto con le tue capacità di ragazzino.
Crescere nello studio
Crescere nello studio e raggiungere obiettivi: giorno della discussione della Laurea
Mi iscrissi a Pedagogia, una disciplina che mi permetteva di «formarmi per formare», «educarmi per educare», «conoscermi per conoscere gli altri». Durante i miei studi universitari, mentre tu frequentavi il liceo classico, abbiamo vissuto momenti privilegiati. Quegli anni ci hanno permesso di crescere insieme, consolidando il nostro legame.
Essere madre ha significato accompagnarti nella crescita, ma anche riconoscere che, attraverso la nostra storia, continuavo a crescere e a trasformarmi insieme a te.
Da Madre a Donna Possibile
Sei anni fa, hai concluso il tuo percorso universitario e ti sei trasferito in una tua abitazione. Ti ho accompagnato all’indipendenza concludendo un percorso educativo.
Nonostante le difficoltà di comunicazione e tensioni causate da fattori esterni e anche, caratteriali, ci siamo accettati per quello che siamo.
Il nonno Giacomo, il nostro “amorevole mediatore”, ci ha insegnato a rispettare i nostri ruoli:
“io, madre e tu, figlio”
amarci, onorarci ed io aggiungo, consolarci.
Con Amore la tua Mamma
Una Storia può diventare Memoria
Ogni famiglia custodisce ricordi, relazioni ed esperienze che meritano di non andare perduti.
Le Biografie Pedagogiche nascono per raccogliere queste memorie e trasformarle in una narrazione scritta, capace di restituire valore alla persona e di lasciare una testimonianza alle generazioni future.
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.