Antonio/Yashal racconta la sua vita in musica: canzoni, cadute e nuovi inizi in un percorso autobiografico tra emozioni, rinascite e desideri.
La musica accompagna da molti anni la vita di Antonio/Yashal. Per lui non è soltanto una passione, ma uno dei linguaggi attraverso i quali trasforma esperienze, emozioni e momenti difficili in parole e melodie.
Nei primi tre articoli abbiamo incontrato le diverse parti della sua storia.
In “Antonio/Yashal: tra cura, cambiamento e musica” abbiamo seguito il filo che unisce infermieristica, nutrizione, insegnamento e identità artistica.
In “Antonio/Yashal: chi sono alla soglia dei quarant’anni?” il racconto è diventato più introspettivo, soffermandosi sulle relazioni, sul giudizio degli altri, sugli ostacoli e sull’ambizione.
Con “Antonio/Yashal: insegnamento e nuovi inizi” siamo entrati nel mondo della scuola e nel coraggio necessario per lasciare una strada conosciuta e ricominciare.
Anche questo articolo nasce dalle mie Interviste Biografiche, realizzate secondo il metodo delle Biografie Pedagogiche. Le risposte sono state rese più leggibili senza modificarne il significato, mantenendo il linguaggio, il ritmo e l’autenticità emotiva dell’intervistato.
In questo quarto e ultimo articolo sarà soprattutto Yashal a prendere voce.
Entreremo nelle canzoni nate dalle sue esperienze, nel lungo lavoro necessario per pubblicarle e nella difficoltà di trovare ascolto nel mondo musicale. Parleremo anche del ritorno alla scrittura e del desiderio di creare una musica capace di offrire leggerezza, movimento e quello che lui definisce uno “spritz emotivo”.
Questa volta, però, sarà la musica a guidarci dentro la storia di Antonio/Yashal.
Antonio/Yashal: la musica come autobiografia
Nelle tue canzoni, quanto c’è della tua storia personale? Quando un’esperienza diventa musica?
Per scrivere bisogna vivere
Nella mia musica c’è tutto.
Sono convinto che, se non vivi, non sai che cosa scrivere. Puoi anche provare a costruire un testo, ma se dietro non c’è un’esperienza, un’emozione o qualcosa che hai realmente attraversato, rischia di non avere né capo né coda.
Le mie canzoni nascono quasi sempre da ciò che mi succede.
Nella vita avrò scritto circa millecinquecento brani. Molti sono rimasti dentro un cassetto, altri hanno fatto parte di album mai pubblicati. Scrivere, per me, è sempre stato un modo per trasformare quello che provavo.
Quando un’esperienza diventa musica riesco a raccontarla, ma anche a guardarla da una prospettiva diversa.
Fool Like Me: raccontare una distruzione
Il mio primo singolo, Fool Like Me, è nato dopo la fine della mia prima convivenza a Roma, successiva all’esperienza vissuta in Germania.
In quel periodo avevo scritto un intero album. Erano una decina di canzoni molto malinconiche, perché arrivavano da una fase difficile della mia vita.
Fool Like Me è stata l’ultima.
Era quasi la canzone che non volevo scrivere. Continuavo a domandarmi: «La scrivo o non la scrivo? Un’altra canzone triste? Che noia».
Alla fine l’ho scritta e, quando l’ho riletta, ho pensato: «Questa è bella. Deve uscire».
Nel testo parlo di quanto una relazione possa prenderti e distruggerti. Sono riuscito a raccontare quella sensazione, ma attraverso una canzone costruita quasi come un ossimoro.
Se ascolti soltanto la melodia, infatti, non penseresti mai che si tratti di un brano triste. Musicalmente è allegra, mentre le parole raccontano qualcosa di completamente diverso.
È proprio questo contrasto a rappresentare ciò che provavo.
A volte la sofferenza non si mostra immediatamente. Può nascondersi dietro un ritmo leggero, un sorriso o qualcosa che, apparentemente, sembra felice.
Antonio/Yashal: quando una canzone incontra il pubblico
Fool Like Me è stata scritta nel 2018, ma la sua lavorazione è iniziata alcuni anni dopo. Tra il lavoro, la pandemia e gli altri impegni, il percorso è stato lungo.
Il brano è uscito l’8 aprile 2023.
Una canzone può nascere in pochi minuti, ma farla arrivare alle persone richiede molto più tempo. Dopo la scrittura comincia la lavorazione musicale. Bisogna occuparsi della melodia, dell’arrangiamento, della registrazione e di tutto ciò che serve per pubblicarla.
Poi arriva il momento della promozione.
Fool Like Me è stata trasmessa da numerose radio locali italiane e mi ha permesso di partecipare a diverse interviste e di comparire in alcuni magazine.
Non posso dire che sia diventata una canzone di grande successo, perché il successo musicale è un’altra cosa. Però è arrivata a una piccola parte di pubblico in tutta Italia ed è stata ascoltata anche all’estero.
Per me è stato importante.
Quel brano ha rappresentato il momento nel quale Yashal è uscito dalla dimensione privata ed è arrivato, almeno in parte, agli altri.
La canzone si può ascoltare su Spotify, YouTube, Amazon Music, Apple Music e sulle principali piattaforme digitali.
Una coincidenza legata al nome Yashal
La data di pubblicazione ha portato con sé anche una coincidenza particolare.
Tempo dopo, Facebook mi ha mostrato un vecchio ricordo. Proprio l’8 aprile di alcuni anni prima avevo condiviso la schermata di Spotify mentre ascoltavo Yashal di Elisa, la canzone dalla quale sarebbe nato il mio nome artistico.
Anni dopo, nello stesso giorno, è uscito il mio primo singolo come Yashal.
Quando ho visto quelle due date coincidere, ho pensato: «Allora forse doveva accadere proprio così».
Quanto è difficile farsi ascoltare
Quanto è difficile oggi trovare spazio nel mondo musicale?
È molto difficile, perché ci sono tantissime persone che scrivono, cantano e cercano di farsi conoscere.
Io, però, continuo a pensare che ci sia spazio per tutti.
Vivo con un’idea di abbondanza che non riguarda soltanto il denaro. Parlo soprattutto di abbondanza personale.
Mi sento ricco interiormente perché penso di avere molto da dare, ma anche moltissimo da ricevere. Cerco di mantenere aperto questo scambio: do qualcosa agli altri e, nello stesso tempo, permetto alle persone e alle esperienze di restituirmi qualcosa.
A volte ho persino la sensazione di ricevere più di quanto riesca a dare.
Naturalmente non basta scrivere una bella canzone per essere ascoltati. Servono tempo, occasioni, promozione e incontri con le persone giuste. Inoltre, non tutto dipende direttamente dall’artista.
Questo è uno degli aspetti che rendono la musica più complessa rispetto ad altri obiettivi della mia vita.
Nonostante ciò, non penso che la presenza di tanti musicisti debba diventare un motivo per smettere. Il fatto che esistano molte voci non significa che non possa esserci spazio anche per la tua voce.
feel: una melodia malinconica per raccontare la gratitudine
Il secondo singolo, feel, è quasi il contrario di Fool Like Me.
In questo caso la base musicale sembra malinconica, mentre il testo è luminoso e pieno di gratitudine.
La canzone è nata durante la quarantena per il Covid-19.
In quel periodo lavoravo da casa. Un giorno, mentre in televisione si parlava di persone che avevano perso il lavoro e di imprenditori che non erano riusciti a sopportare il peso della crisi, mi sono fermato a pensare alla mia situazione.
Mi sono detto: «Io sono fortunato».
Durante una breve pausa sono nati sia il testo sia la melodia di feel. È successo quasi immediatamente.
In quel momento ho capito che, se avessi pubblicato un secondo singolo, sarebbe stato proprio quello.
Fool Like Me era ancora in preparazione e, nel frattempo, è iniziata anche la lavorazione di feel. Il secondo brano è poi uscito nel 2024, un anno dopo il primo.
Dopo quella pubblicazione mi sono fermato.
Avevo iniziato l’università e dovevo tenere insieme lo studio, il lavoro e la vita quotidiana. A un certo punto è stato necessario togliere spazio a qualcosa, e la musica è rimasta momentaneamente in attesa.
Antonio/Yashal e il ritorno alla scrittura
C’è una canzone che, in questo momento, senti particolarmente vicina alla tua storia?
Dopo circa due anni senza scrivere, durante la convalescenza per il piede rotto è nata una nuova canzone.
Si intitola One Foot Wrong, che possiamo tradurre come “un piede messo male”.
Il titolo parte da quello che mi è accaduto, ma il brano non racconta semplicemente una frattura.
Parla di ciò che succede quando, nella vita, metti un piede nel posto sbagliato e rischi di perdere l’equilibrio.
Non siamo mai completamente preparati a cadere. Anche quando qualcosa va storto, però, cerchiamo di non precipitare nel vuoto e di rimanere in piedi.
Questa canzone racconta proprio la mia capacità di rialzarmi dopo le difficoltà personali e familiari che ho attraversato.
Nello stesso tempo esprime la voglia che sento oggi di ricominciare a ballare.
Per questo vorrei dirigermi verso una musica più dance. In questo periodo non desidero pubblicare brani soltanto tristi o deprimenti.
Sento che le persone hanno bisogno di leggerezza, calma e gentilezza emotiva. Hanno bisogno di quello che io chiamo, scherzando, uno “spritz emotivo”: qualcosa che faccia respirare, muovere e stare bene.
One Foot Wrong nasce da una caduta, ma non rimane nella sofferenza.
Racconta il desiderio di tornare in piedi e riprendere a ballare.
Il messaggio di Antonio/Yashal a chi si sente in ritardo
Se una persona della tua età, o anche più giovane, si sentisse in ritardo rispetto ai propri sogni, che cosa le diresti?
Direi che non si è mai in ritardo per fare qualcosa.
Io mi sono rimesso in gioco a trentasei anni per diventare nutrizionista e a trentotto per entrare nel mondo dell’insegnamento.
A volte penso di avere quasi “sprecato” i vent’anni precedenti. Poi, però, mi accorgo che non è davvero così.
Ho investito quel tempo in altre esperienze, nel lavoro, nelle relazioni e nelle convivenze. Alcune storie sono finite e non sono diventate ciò che avrei voluto, ma mi hanno aiutato a capire che cosa desideravo davvero.
Anche l’esperienza in Germania mi ha insegnato qualcosa. Ho compreso che, almeno in quel momento della mia vita, quel luogo non era adatto a me. Forse avevo bisogno di rimanere in Italia oppure di scegliere un Paese nel quale potessi comprendere gli altri e farmi comprendere più facilmente.
Persino una scelta che oggi non rifarei ha contribuito a mostrarmi una direzione.
Per questo non credo che esista un’età giusta per realizzarsi.
Esiste il momento nel quale cominci a riconoscere ciò che vuoi e trovi il coraggio di provarci.
«Non credo che esista un’età giusta per realizzarsi.»
Più talenti, più possibilità
Che cosa diresti a chi possiede più talenti, ma fatica a scegliere una sola strada?
Fare molte cose contemporaneamente può significare non riuscire a dedicarsi completamente a nessuna.
Questo è vero.
Se, però, non esiste ancora una passione che prevale nettamente sulle altre, credo sia giusto sperimentare.
I risultati raggiunti nei diversi ambiti possono permetterti di continuare a coltivare più interessi. Almeno fino a quando il tempo, le energie e il corpo te lo consentono.
A un certo punto, forse, emergerà qualcosa di più forte. Oppure sarà la vita stessa a chiederti di concentrare le tue forze in una sola direzione.
Per arrivare a quel momento, però, devi prima provare.
Altrimenti rischi di guardarti indietro e domandarti: «Che cosa sarebbe accaduto se lo avessi fatto?».
Io preferisco poter dire: «Ci ho provato».
Forse avrei potuto impegnarmi di più in una strada, ma questo avrebbe significato togliere tempo a un’altra parte di me che amavo altrettanto.
Non voglio vivere con il rimpianto di non avere tentato.
L’immagine che rappresenta Antonio/Yashal oggi
C’è una frase, una parola o un’immagine con cui vorresti chiudere questa intervista? Qualcosa che oggi ti rappresenta?
La frase potrebbe essere: «Viva la vita».
È un’espressione semplice, ma racchiude il modo in cui cerco di vivere e di affrontare ciò che accade.
Se dovessi scegliere un’immagine, invece, direi una sfera stroboscopica.
Può sembrare una risposta insolita, ma rappresenta bene ciò che sento in questo momento: luce, movimento, musica e voglia di ballare.
La sfera sarà presente anche nel progetto legato al nuovo singolo che sto preparando con il titolo Dancefloor.
Inizialmente avevo pensato di chiamarlo Miracle, perché credo nei miracoli e continuo a scrivere partendo dall’ottimismo e dalla positività.
Poi ho scelto Dancefloor: la pista da ballo.
Forse oggi mi rappresenta meglio.
Dopo le cadute, gli ostacoli e i periodi più difficili, sento il desiderio di tornare al centro della pista e continuare a muovermi.
«Viva la vita.»
Dopo l’intervista
Al termine della conversazione ho chiesto ad Antonio/Yashal come si sentisse dopo avere ripercorso una parte così ampia della propria storia.
«Mi sento eccitato, perché non vorrei che l’intervista finisse. Sono carico, ma nello stesso tempo mi sento anche un po’ svuotato.»
Raccontarsi può produrre entrambe le sensazioni: da una parte riporta alla luce ricordi ed emozioni, dall’altra permette di lasciare andare qualcosa che, fino a quel momento, era rimasto dentro.
Poco dopo ha aggiunto:
«Mi sono aperto. Non mi sono sentito in imbarazzo e non ho avuto bisogno di mettere filtri. Mi sono sentito tranquillo.»
Le sue parole restituiscono il senso di questo incontro: dare voce alla propria storia può aiutare a riconoscere ciò che si è attraversato e a guardarlo da una prospettiva nuova.

Chiudo questa Intervista Biografica con una sfera attraversata da molti colori: l’immagine scelta da Antonio/Yashal per raccontare la parte di sé che continua a trasformare la vita in musica, luce e movimento.
Prevenire con Cura, Supportare con Passione






















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