Antonio/Yashal racconta l’ingresso nella scuola, il coraggio di cambiare strada e i nuovi inizi, con un messaggio per chi teme di essere in ritardo.
Ho scelto di intervistare Antonio Pennestri perché, conoscendolo nel mondo della scuola, ho intuito che dietro il collega si trovava una storia ricca di scelte, cambiamenti e passioni.
Antonio ha accettato di raccontarsi pubblicamente attraverso le mie Interviste Biografiche , realizzate secondo il metodo delle Biografie Pedagogiche. Lo ha fatto con coraggio, apertura e autenticità, mettendo in gioco non soltanto i traguardi raggiunti, ma anche i dubbi, gli ostacoli e i nuovi inizi che continuano ad attraversare la sua vita.
Nella prima parte, “Antonio/Yashal: tra cura, cambiamento e musica”, abbiamo seguito il filo che unisce l’esperienza infermieristica, il percorso di studi nella nutrizione, l’ingresso nell’insegnamento e la passione per la musica. Abbiamo conosciuto anche il suo modo di guardare la vita e la storia da cui nasce il nome artistico Yashal.
Nel secondo articolo, “Antonio/Yashal: chi sono alla soglia dei quarant’anni?”, il racconto è diventato più introspettivo. Antonio ha riflettuto su ciò che sente di avere costruito, sul giudizio degli altri, sugli ostacoli, sull’ambizione e sul significato della cura.
In questa terza parte entreremo nell’esperienza di Antonio/Yashal nella scuola e in ciò che l’insegnamento gli ha restituito.
Infine, Antonio/Yashal rivolgerà un messaggio a chi si sente in ritardo rispetto ai propri sogni o fatica a scegliere una sola strada.
Anche questo articolo segue il metodo delle mie Biografie Pedagogiche. Le risposte sono state rese più leggibili, mantenendo il linguaggio, il ritmo e l’autenticità emotiva dell’intervistato.
L’insegnamento come nuova possibilità per Antonio/Yashal
Quest’anno hai vissuto un’esperienza nel mondo della scuola. Senza fare nomi di istituti o persone, c’è stato un momento in cui hai sentito che la scuola poteva essere un luogo anche tuo?
Sentirsi parte della scuola
Se posso dirlo, io mi sono sentito parte della scuola quasi da subito.
Il primo giorno, naturalmente, ho avuto bisogno di qualche momento per orientarmi. Non entravo in una scuola primaria da più di vent’anni e, quando sono arrivato, ho pensato: «Wow, che bello. Sembra quasi un sogno».
Probabilmente sono stato fortunato, ma ho avvertito immediatamente una sensazione di appartenenza. Anche con i colleghi mi sono trovato molto bene e questo mi ha aiutato a entrare nel nuovo ambiente con maggiore serenità.
Non so dire con precisione che cosa io abbia portato nella scuola. Sicuramente l’empatia, perché è uno degli aspetti fondamentali che ho imparato lavorando in ambito sanitario.
Nello stesso tempo, però, la scuola ha restituito qualcosa anche a me.
Ritrovare una parte più leggera
Che cosa hai scoperto di te stando con gli studenti?
Ho ritrovato un’ingenuità e una leggerezza che forse avevo un po’ messo da parte.
Ho ricominciato a ridere per cose semplici, alle quali prima magari non avrei dato importanza. Io sono già una persona scherzosa, ma stando con i bambini questa parte del mio carattere è diventata ancora più presente.
Adesso, per esempio, guardo i Minions e mi fanno ridere a crepapelle. A volte penso di assomigliare proprio a uno di loro.
I bambini scherzano, ridono e riescono a vivere pienamente alcuni momenti. Osservarli mi ha ricordato che anche da adulti possiamo conservare quella capacità di divertirci e di non prendere tutto sempre troppo sul serio.
Per me è stata anche una sfida personale.
Lavorando in ambito sanitario mi era capitato di incontrare bambini malati. Per proteggermi dalla sofferenza, avevo quasi insegnato a me stesso che i bambini non mi piacessero.
Era una forma di difesa. Se non ti affezioni, pensi di soffrire meno.
Quando ripeti molte volte qualcosa alla tua mente, però, alla fine rischi di considerarla vera. L’esperienza nella scuola mi ha fatto capire che non era affatto così.
I bambini mi piacciono molto e con loro mi sono trovato davvero bene.
Una relazione fatta di reciprocità
Mi auguro di avere insegnato qualcosa agli studenti, non soltanto attraverso le materie.
Avrei voluto trasmettere l’empatia e mostrare loro che si può diventare adulti senza perdere la sensibilità, l’affetto e la capacità di creare uno spazio nel quale tutti possano sentirsi accolti.
I bambini vedono gli adulti in maniera molto netta: o sentono che possono fidarsi di te oppure prendono le distanze.
Il fatto che venissero a cercarmi, che mi abbracciassero e che mostrassero il loro affetto mi ha fatto capire che tra noi si era creata una relazione importante.
In alcune classi abbiamo lavorato insieme e l’amore che gli studenti ci hanno restituito ci ha aiutato ad arrivare alla fine dell’anno con energia.
Oltre alla passione per l’insegnamento, sono stati proprio loro a darci la forza di pensare: «Abbiamo fatto una bella scelta».
Non siamo soltanto noi adulti a insegnare ai bambini. Anche loro ci mostrano qualcosa di noi e del modo in cui stiamo nel mondo.
Che cosa può portare Antonio/Yashal nella scuola
Che cosa può portare nella scuola una persona che arriva anche dal mondo sanitario, nutrizionale e artistico?
Penso di poter portare soprattutto uno sguardo capace di tenere insieme aspetti differenti.
L’esperienza sanitaria mi ha insegnato ad ascoltare, a osservare le persone e a riconoscere i loro bisogni.
La nutrizione mi ha aiutato a comprendere quanto siano importanti il corpo, le abitudini quotidiane e la prevenzione.
La musica, invece, mi permette di esprimere emozioni, creatività e parti di me che non sempre riesco a comunicare attraverso le parole.
Sono esperienze molto diverse, ma nella scuola possono incontrarsi.
Un insegnante non porta in classe soltanto ciò che ha studiato sui libri. Porta la propria storia, il modo in cui affronta le difficoltà e tutto quello che ha imparato nelle esperienze precedenti.
Contenuti, ascolto e credibilità
Secondo te oggi i ragazzi hanno più bisogno di contenuti, di ascolto o di adulti credibili?
Credo che abbiano bisogno di tutte queste cose, ma soprattutto di adulti che siano autentici.
I contenuti sono importanti, perché la scuola deve insegnare. Senza ascolto, però, è difficile comprendere davvero chi hai davanti.
E la credibilità nasce anche dalla coerenza.
Non puoi chiedere agli studenti di essere curiosi, rispettosi o appassionati se tu per primo non mostri curiosità, rispetto e passione.
I ragazzi si accorgono subito quando un adulto parla di qualcosa in cui non crede davvero. Per questo penso che sia importante presentarsi per ciò che si è, mantenendo naturalmente il proprio ruolo.

Oltre la materia
Che cosa ti piacerebbe insegnare davvero, oltre alla materia?
Vorrei mostrare che anche da grandi si può continuare a crescere e a imparare dagli altri.
Non sono soltanto gli studenti a imparare da me. Sono anch’io a ricevere qualcosa da loro.
Vorrei insegnare la reciprocità, il rispetto e la possibilità di mantenere vive le proprie passioni anche nell’età adulta.
Mi piacerebbe trasmettere l’idea che non si è mai troppo grandi per provare qualcosa di nuovo.
Gli ostacoli, qualche volta, sono necessari. La felicità può trovarsi proprio dall’altra parte di un cancello che abbiamo paura di attraversare.
Io, per esempio, temevo di lasciare un lavoro a tempo indeterminato per entrare nella scuola con un incarico che non copriva neppure un intero anno.
Mi domandavo: «Andrà bene? Sto facendo la scelta giusta?».
Alla fine ho deciso di provarci.
Credo che, quando scegli una strada, sia necessario impegnarti e metterci tutto te stesso. Non hai la certezza che ogni cosa andrà come immagini, ma puoi decidere quanto di te portare in quell’esperienza.
Il coraggio di cambiare strada
Quanto tempo hai impiegato per decidere di compiere questo salto?
La laurea magistrale in nutrizione è nata anche dal desiderio di lasciare il lavoro infermieristico.
Era una professione che mi era piaciuta molto, ma ero arrivato a un punto nel quale sentivo di avere bisogno di cambiare.
Mi interessava la nutrizione e, allo stesso tempo, mi attirava l’insegnamento. Quando ho scoperto che il percorso poteva offrirmi anche la possibilità di insegnare matematica e scienze, ho pensato di avere davanti due strade.
Avrei potuto continuare a lavorare in ambulatorio occupandomi di nutrizione oppure provare a entrare nella scuola.
Mi sono laureato l’8 luglio 2025. Dopo l’estate ho iniziato a osservare la situazione e, a un certo punto, mi sono detto: «Basta, devo provarci».
Ho cominciato a rispondere agli interpelli e, nel giro di circa un mese, sono arrivate le prime chiamate. All’inizio erano incarichi molto brevi, fino a quando mi è stata proposta una supplenza annuale sul sostegno.
Ci ho pensato, perché vivevo a Milano, avevo un affitto da pagare e non potevo permettermi di rimanere senza lavoro.
Ho parlato con alcune persone vicine a me. Mi hanno detto: «Se non lo fai adesso, quando lo farai?».
Era esattamente quello che continuavo a ripetere anche a me stesso.
Così ho lasciato il contratto a tempo indeterminato e ho accettato.
Ho cercato di concludere bene il rapporto con l’azienda precedente, senza chiudere ogni porta. Dentro di me, però, sapevo che quel lavoro non rappresentava più la strada che desideravo percorrere.
Entrare nella scuola è stato un rischio, ma anche una possibilità.
Oggi posso dire che quel salto mi ha permesso di scoprire un luogo nel quale sento di poter portare le mie esperienze e, nello stesso tempo, continuare a imparare.
Antonio/Yashal e lo spazio da dare ai propri talenti
Le parole di Antonio/Yashal ricordano che non esiste un unico momento nel quale sia possibile cambiare, ricominciare o realizzare una parte di sé.
A trentasei anni ha intrapreso il percorso nella nutrizione. A trentotto ha lasciato un lavoro stabile per entrare nel mondo della scuola. Ogni nuova scelta ha richiesto coraggio, impegno e la disponibilità ad attraversare l’incertezza.
Forse non tutte le strade possono essere percorse contemporaneamente con la stessa intensità. Questo, però, non significa che una passione debba essere abbandonata soltanto perché la vita, per un periodo, ci conduce altrove.
Ed è proprio qui che desidero lasciare un messaggio ad Antonio/Yashal.
Durante questa Intervista Biografica ho incontrato le molte dimensioni di Antonio/Yashal: il collega, l’infermiere, il nutrizionista, l’insegnante e l’artista.
Ma ho incontrato soprattutto Yashal, la parte creativa che trasforma esperienze, cadute, relazioni ed emozioni in parole e musica.
Il mio augurio è che continui a dare spazio anche a questo talento.
Non so dove lo condurrà la strada musicale e forse, oggi, non è necessario saperlo. È importante, però, che quella parte non venga messa nuovamente da parte.
Perché la musica, nella storia di Antonio, non appare come un interesse aggiunto agli altri. È uno dei linguaggi attraverso i quali riesce a raccontarsi, a comprendere ciò che ha vissuto e a raggiungere le persone.
Ed è proprio da questa parte della sua identità che riprenderà il quarto e ultimo articolo:
Antonio/Yashal: la vita in musica
Entreremo nelle sue canzoni e nelle esperienze da cui sono nate. Scopriremo come una sofferenza possa incontrare una melodia leggera, come la gratitudine possa emergere in un momento difficile e come, dopo una lunga pausa, possa tornare il desiderio di scrivere, creare e ballare.
Perché, qualche volta, continuare a credere in un sogno significa semplicemente concedergli ancora la possibilità di esistere.
Prevenire con Cura, Supportare con Passione




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